Le onde del tempo
Fernando Caruncho e il vigneto-giardino che ha immaginato per Amastuola
C’è un modo di guardare Amastuola che si capisce solo salendo verso la masseria. Il viale si apre poco a poco, gli ulivi secolari sfilano ai lati come un muro d’argento che si compone e si scompone, e all’improvviso la prospettiva si allarga: le viti non corrono dritte, come ci si aspetterebbe. Ondeggiano. Si susseguono per quasi tre chilometri in onde parallele che sembrano muoversi mentre si avanza, e quando le tocca il vento o il sole radente del tramonto prendono l’aspetto di un velluto pettinato.¹ Quel disegno porta la firma di Fernando Caruncho, il paesaggista spagnolo che lo ha immaginato — e che si è spento a Madrid, all’età di 68 anni.²
Chiamarlo semplicemente paesaggista, però, sarebbe riduttivo — e a lui non sarebbe piaciuto. “Sono jardinero, non paesaggista”,³ amava ripetere. Filosofo di formazione, giardiniere per vocazione, Caruncho aveva costruito in oltre quarant’anni una delle opere più riconoscibili del progetto di paesaggio contemporaneo. Ma Amastuola, tra tutte le sue creazioni, occupa un posto speciale: qui, per la prima volta, disegnò un intero paesaggio agricolo come se fosse un giardino.⁴
L’incontro
Tutto comincia nel 2003, quando Peppino Montanaro acquista la masseria dell’Amastuola — abbandonata da decenni — e i circa 150 ettari di terreno che la circondano, su un pianoro a 220 metri sul livello del mare, in un’area ricca di reperti archeologici dove si fa agricoltura da millenni. L’idea è audace: trasformare quella terra in un grande vigneto biologico. Come ha raccontato Montanaro, proprio l’ambizione del progetto lo spinse a cercare un paesaggista di esperienza; dopo una serie di ricerche, la famiglia individuò Fernando Caruncho, l’unico tra quelli valutati ad avere già lavorato con elementi agricoli nei propri giardini.⁵
La famiglia lo aveva conosciuto attraverso i suoi libri. “Abbiamo conosciuto Caruncho leggendo Mirrors of Paradise, una raccolta dei suoi primi quindici anni di lavoro”,⁶ ricorda Giuseppe Sportelli, direttore commerciale della cantina Amastuola. “Da subito siamo entrati in sintonia con Fernando: l’artista collega l’umano e il naturale in un modo tale da ricordarci il nostro posto nello schema delle cose.”⁶ Caruncho visitò la tenuta in una fredda mattina d’inverno, mentre cadeva la neve. Descrisse quel momento come profondamente musicale — un giorno speciale in cui tempo e spazio gli parvero un’unica percezione.⁷ Da quel primo sguardo cominciò a prendere forma la visione delle onde.
La scossa
Caruncho era, per sua stessa ammissione, un maestro dell’angolo retto. I suoi giardini in Spagna e in Europa sono composizioni di geometrie rigorose, specchi d’acqua, parterre ordinati — il suo amore per la griglia era quasi cubista. Ad Amastuola fece qualcosa di diverso. Prese la sua fedeltà alle linee rette e la mise in tensione con un impulso organico: le strade diritte che attraversano la tenuta si intersecano con le increspature delle viti in un equilibrio continuo tra utilità e bellezza naturale.¹
“Visivamente si ha la scossa della griglia contro le onde. Questa scossa è tutto”.¹
Ci vollero circa otto anni di lavoro per portare a compimento il progetto nella sua interezza.⁸ E poi ci fu l’intervento sugli ulivi: circa duemila alberi secolari, molti risalenti al tredicesimo secolo, alcuni con tronchi di oltre due metri e mezzo di diametro. Erano destinati a diventare legna da ardere; la famiglia decise che avrebbero avuto un futuro diverso. Con la collaborazione di Caruncho vennero recuperati e ricollocati in ventiquattro isole disposte organicamente sulla superficie del vigneto e lungo le strade storiche della masseria.⁸ Le loro chiome coriacee fanno da contrappunto al verde lucido delle viti — il verde argento contro il verde intenso, la memoria antica contro il movimento.
Il Genius Loci
Per capire perché Amastuola è come è, bisogna entrare nel suo modo di lavorare. Ogni progetto cominciava con una visita al luogo — non per imporgli qualcosa, ma per ascoltarlo. Le idee, diceva, erano già lì: nella luce, nella terra, nel clima; andavano soltanto lette, e poi disegnate. Se non accadeva, aspettava. Chiamava quell’attesa il genius loci, lo spirito del luogo, convinto che siano le cose a voler entrare in contatto con noi e che il nostro compito sia solo fare loro spazio.⁴
La geometria era il suo strumento per stabilire quel contatto, la grammatica stessa del giardino. E la luce era la materia della trasformazione, una presenza che considerava quasi fisica. Un giardino, per lui, era “una geometria illuminata dalla luce che mette in connessione l’essere umano con il paesaggio, e quindi con il cosmo”.³ Ad Amastuola tutto questo trovò una forma precisa. Caruncho raccontava di aver percepito, davanti a quella terra, un legame profondo con la filosofia presocratica che amava — con Eraclito e Parmenide, con l’idea che tutto sia movimento e trasformazione permanente. Non a caso siamo nella Magna Grecia, dove molti di quei pensatori avevano vissuto. Le onde del vigneto nascono da lì: dall’idea che la natura, e noi dentro di essa, siamo sempre in cammino.⁷ “L’onda del cambiamento” è la metafora che la famiglia Montanaro ha fatto propria — il paesaggio come ritmica successione delle stagioni, in cui il tempo modifica colori e forme, e la mano dell’uomo interviene potando un albero, ripristinando un muretto a secco, una strada.⁶
Le onde di Amastuola sono per Caruncho un movimento che porta con sé, come
dicevano i pitagorici, una musica che gli appartiene.
Una musica che, aggiungeva, non parla tanto alla mente quanto ai sensi e al cuore, in un linguaggio universale. È forse questa la ragione per cui il vigneto-giardino colpisce chiunque lo attraversi, anche chi non ne conosce la storia: prima ancora di capirlo, lo si sente.
Un’opera collettiva
C’è un ultimo aspetto del suo pensiero che merita di essere ricordato, perché dice molto anche di Amastuola. Caruncho non considerava mai i suoi giardini come opere individuali. Parlando proprio di Amastuola, sosteneva che la bellezza di quello spazio non fosse merito suo: lui si era limitato a scoprire le corrispondenze già presenti nel luogo.⁷ Il resto — la volontà, la visione, la fede in un’idea — apparteneva a un gruppo di persone che ci avevano creduto: la famiglia Montanaro, chi ha lavorato la terra, chi continua a prendersene cura.
Quando una visione simile si realizza con autenticità, diceva, diventa un atto d’amore collettivo — e restituisce all’uomo qualcosa di essenziale: la dignità, la speranza, un senso di innocenza ritrovata.⁷ Il giardiniere, in fondo, non fa che rivelare uno splendore che era già nel luogo, e che al luogo ritorna. Oggi, arrivando ad Amastuola, quello splendore è ancora lì. La luce continua a cambiare ora dopo ora, le onde delle viti continuano a mutare con le stagioni, gli ulivi continuano a vegliare. Un paesaggio, diceva Caruncho, non si comprende in un solo istante: va attraversato nel tempo, atteso, visto trasformarsi. Il suo vigneto-giardino farà esattamente questo negli anni a venire — e continuerà a raccontarlo.

Grazie, Fernando.
Le onde del tempo che hai disegnato attraversano ancora questo luogo.
Fonti
- Descrizione del progetto del vigneto, sito ufficiale Cantine Amastuola e reportage del New York Times Style Magazine, “Le onde d’urto di Fernando Caruncho” (2019).
- Notizia della scomparsa: Gardenia (Cairo Editore), “Addio a Fernando Caruncho, maestro spagnolo del paesaggio” (2026).
- Dichiarazioni di Fernando Caruncho sulla propria idea di giardino, luce e geometria (intervista ad AD Italia e materiali di progetto).
- Fernando Caruncho Architects / documentazione di progetto Amastuola: primo paesaggio interamente agricolo concepito come giardino.
- Intervista a Giuseppe (Peppino) Montanaro, Gardenia (Cairo Editore), sull’origine del progetto.
- Giuseppe Sportelli, direttore commerciale della cantina Amastuola, intervista “L’onda del cambiamento ad Amastuola”, DoctorWine (2020).
- Intervista video a Fernando Caruncho sul progetto Amastuola (trascrizione; le frasi riportate sono rese in forma indiretta a partire dalle sue parole).
- Scheda del vigneto e recupero degli ulivi secolari: FreshPlaza e sito Cantine Amastuola.


